NOTA STAMPA – La denuncia di Anastasius e Serena: “Noi discriminati dalla presidente del seggio 42 in San Francesco a Siena che si è rifiutata di verbalizzare la nostra segnalazione”

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NOTA STAMPA – La denuncia di Anastasius e Serena: “Noi discriminati dalla presidente del seggio 42 in San Francesco a Siena che si è rifiutata di verbalizzare la nostra segnalazione”

Per le persone trans* votare significa esporsi a discriminazione. Arcigay Siena: “Va cambiato il criterio. Così non si garantisce l’esercizio del diritto al voto alle persone trans*”

Per le persone trans* andare a votare non è un gesto semplice. Troppo spesso, purtroppo, l’esercizio del diritto/dovere al voto per le persone trans* e non binary – non in possesso di documenti conformi alla propria identità – si trasforma in un vero e proprio incubo. Ai seggi elettorali viene loro richiesto di collocarsi in una fila o presso un registro in base al mero dato del sesso anagrafico indicato sul documento, con il pronunciamento ad alta voce del deadname (nome precedente alla transizione) viene violata la loro privacy, viene loro richiesto di esporsi in contesti non protetti e non sempre accoglienti, con l’evidente risultato di comprometterne la loro partecipazione democratica alla vita pubblica.
E’ quello che è successo ieri – domenica 20 settembre a Siena, ad Anastasius un ragazzo FtM socio del Movimento Pansessuale – Arcigay Siena, che ha denunciato all’associazione quanto accaduto al seggio elettorale n° 42 in San Francesco in cui si era recato a votare con la sua fidanzata Serena per il Referendum e per le Regionali.
Nella mail di denuncia inviata al Movimento Pansessuale – Arcigay Siena, Serena che ha assistito alla scena scrive che il suo ragazzo notando la fila divisa per genere, ha fatto presente quanto fosse discriminante e di difficile fruizione per le persone trans in pre-T, le persone non binarie che non hanno ancora i documenti rettificati.
“La presidente del seggio – scrive Serena intervenuta in difesa del fidanzato – dopo aver detto che non vedeva nulla di male in tale gestione anche se palesemente discriminatoria, esce dalla stanza e si dirige verso di me in un atteggiamento palesemente ostile e infastidito. Cerco, con tutta calma, di spiegare le grosse problematiche che tale divisione può portare alle persone trans ma lei risponde che alla nascita noi nasciamo in un determinato genere, che ci viene assegnato e resta immutato e si rifiuta di prendere atto della nostra segnalazione ritenendola superficiale, invitandoci a protestare con il Ministero e chiedendoci malamente di allontanarci e segnalare tutto alle forze dell’ordine li presenti”.
“Se le circostanze fossero confermate – dichiara Greta Sartarelli presidente del Movimento Pansessule Arcigay Siena – saremmo di fronte ad un atteggiamento transfobico e discriminatorio inaccettabile ma soprattutto ad una palese violazione dell’art 74 e 104 del DPR 30 marzo 1957 n. 361 (Testo Unico delle Leggi Elettorali) che stabilisce che il segretario di seggio che si rifiuta di trascrivere le proteste o segnalazioni di un* votante a verbale rischia sanzioni penali e pecuniarie. Chiederemo agli organi competenti un chiarimento al riguardo e faremo luce su quanto accaduto, perché sia garantito il diritto al voto delle persone trans* in condizioni di sicurezza. In quest’ottica, Arcigay sostiene la campagna IO SONO IO VOTO lanciata dal Gruppo Trans di Bologna e ha firmato l’appello rivolto alla Ministra degli Interni Luciana Lamorgese affinché si possa rivedere il criterio di suddivisione per generi nei seggi previsto dall’art.5 del DPR n°223 del 20 Marzo 1967 in quanto rappresenta a tutti gli effetti una limitazione all’esercizio del diritto di voto per migliaia di persone transgender e non binarie, in contrasto con le disposizioni dell’art. 48 della nostra Costituzione Inoltre abbiamo chiesto alle persone trans* di denunciare episodi come questi, facendo mettere a verbale la seguente dichiarazione al termine delle operazioni di voto: “Il/la/* sottoscritto/a/* (Nome e Cognome) desidero venga messo a verbale come la suddivisione in file per genere o per sesso sia discriminatoria e lesiva nei confronti delle persone trans, di genere fluido, non binarie, o di tutte le identità che non si riconoscono nella dicotomia uomo-donna e che non vengono pertanto considerate e rispettate nella propria autodeterminazione. Nessuna persona deve essere costretta a fare coming out, ovvero a rivelarsi, circa la propria identità di genere e il proprio sesso biologico, e di fatto questa suddivisione costringe a farlo. Una fila unica per ordine di arrivo anziché una suddivisione per genere/sesso è preferibile e auspicabile in quanto rispettosa della privacy e di ogni identità ed espressione di genere.”

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